XVI EDIZIONE

premio giornalistico internazionale

Marco Luchetta

Chi può partecipare?

Riservato a giornalisti e fotoreporter
che hanno raccontato la difficile tematica delle violenze e delle sopraffazioni sulle vittime più indifese: i bambini.

Possono partecipare i lavori pubblicati, trasmessi o diffusi nel periodo compreso tra il 1° aprile 2018 e il 1° marzo 2019.

Le categorie del premio

La Fondazione ha ritenuto di suddividere i partecipanti in una serie di categorie, a seconda della loro attività e dei loro lavori.
Per i vincitori è previsto un riconoscimento di 3.000,00 €

TV News

Pezzi inferiori ai 5 Minuti

Stampa Italiana

Periodici, quotidiani e web

Stampa Internazionale

Periodici, quotidiani e web

Reportage

Servizi della durata massima di 80 minuti

Fotografia

Periodici, quotidiani e web, nazionali e internazionali

I Finalisti e Vincitori del 2019

La Giuria del Premio Luchetta ha selezionato i seguenti finalisti, per le diverse categorie in gara.
Nella giornata del 23 Aprile 2019 sono stati annunciati anche i vincitori.

TV News

Riservato al giornalista che ha realizzato il miglior servizio giornalistico della durata massima di 5 minuti

Pezzi inferiori ai 5 Minuti

Orla Guerin

Yemen Striker on a Bus

BBC – BBC News, 16 Ottobre 2018

Sono troppe le morti di civili in Yemen che non vengono annunciate e neppure ricordate. Questo servizio vuole ricordare i 42 bambini uccisi in agosto da un bombardamento aereo da parte della coalizione. Le nazioni Unite lo hanno definito il più devastante attacco contro bambini da marzo 2015 quando il conflitto si è esacerbato. La coalizione ha inizialmente sostenuto la tesi secondo la quale l’autobus

Sally Nabil

IS Fighter Orphans in Libya

BBC – BBC News/BBC Arabic, 16 Luglio 2018

Tutto è iniziato con la pubblicazione di alcune foto di bambini su Facebook da parte della Mezzaluna Rossa libica. Avevano dai 2 ai 10 anni e si trovavano in un orfanotrofio a Misurata, erano i figli di foreign fighters dell’IS uccisi dalle forze libiche a Sirte, roccaforte di un gruppo estremista. Quasi tutti egiziani, bloccati in un limbo da più di 2 anni, senza educazione e in attesa di essere restituiti ai parenti rimasti, ma le trattative fra il governo libico e i loro paesi di origine andavano per le lunghe. La storia per fortuna ha un lieto fine, tutti i bambini egiziani si sono riuniti alle famiglie e adesso possono sperare in un futuro migliore.

Giammarco Sicuro

Juana, Fernando e i Bimbi del Barrio

RAI 2 – TG2, 28 Gennaio 2019

Da anni Padre Alfredo toglie i bambini dalla strada e con grande difficoltà li fa studiare nella scuola da lui fondata. Una missione quasi impossibile in un quartiere poverissimo e controllato dalla bande criminali. A La Vega, quartiere della periferia di Caracas, in Venezuela, molti bambini sono denutriti e nonna Juana piange quando non riesce a dare da mangiare a tutti i piccoli del barrio.

Stampa Italiana

Riservato al giornalista, autore del miglior articolo pubblicato su quotidiani o periodici nazionali anche web

Periodici, quotidiani e web

Daniele Bellocchio

Il Ciad in Fuga da Boko Haram

L’Espresso, 6 Gennaio 2019

Nel bacino del Lago Ciad è in corso una delle peggiori crisi umanitarie, provocate principalmente da due fattori: la desertificazione del Lago e il terrorismo di Boko Haram che ha fatto del bacino lacustre l’ultima frontiera della jihad in Africa. Il servizio mette a fuoco la realtà nei campi profughi dove migliaia di persone, soprattutto bambini, anelano alla vita nell’assenza totale di ogni bene e racconta il gruppo terrorista Boko Haram con testimonianze drammatiche: Halima Adama, una kamikaze che a 12 anni è stata vittima di un matrimonio forzato e poi è stata obbligata dal marito a effettuare una missione suicida. Al momento dell’esplosione non perse la vita ma rimase priva di entrambe le gambe e oggi è ritornata a vivere con la sua famiglia nel villaggio natale.

Barbara Schiavulli

Il latte della Speranza

Radio Bullets, 17 Febbraio 2019

La crisi in Venezuela non risparmia nessuno. Lo stipendio minimo è di sei dollari al mese e una scatoletta di tonno ne costa sette. Il latte in polvere per i bambini costa 9 dollari a barattolo e ne servono 4 al mese. Gli ospedali sono privi di tutto e si muore anche per una semplice malattia. Viaggio nell’ospedale di Catia, uno dei barrio più poveri di Caracas.

Lisa Zancaner

Oro, l'inferno dei Bambini

L’Espresso, 4 Novembre 2018

Un reportage che racconta l’inferno dei bambini del Burkina Faso che quotidianamente si fanno inghiottire dalle viscere della savana alla ricerca di oro. Giornate intere dentro la terra anche a venti metri dalla superficie, nella speranza di trovare una pagliuzza gialla per sfamare tutta la famiglia perché laggiù i contadini non hanno terra e mezzi per sopravvivere. Bambini analfabeti, senza futuro né prospettive. E sullo sfondo uno dei Paesi dell’Africa subsahariana che trasuda miseria e contraddizioni, colpi di stato e tentazioni estremistico-religiose e che affida le miniere professionali al business dell’Occidente. Le miniere dei bambini sono altra cosa: sono la chimera dei disperati, sono esili braccia che scavano, secchi e corde per farsi calare nella speranza di poter risalire la sera. Queste miniere sono storie ineffabili raccontate con gli occhi di chi si aggrappa alla vita come può.

Stampa Internazionale

Dedicato a Dario D’Angelo

Riservato al giornalista, autore del miglior articolo non italiano, comprese pubblicazioni sul web

Periodici, quotidiani e web

Margaux Benn

En Afghanistan, Daech dresse des enfants- soldats

Le Figaro, 12 Agosto 2018

Un ramo afghano dello Stato Islamico (IS-Khorasan) si è formato nella provincia orientale di Nangarhar nel 2015. Da allora il gruppo, ufficialmente riconosciuto dal leader Abu Bakr al-Baghdadi, ha perpetrato atrocità inaudite al punto che molti afgani considerano i talebani meno crudeli… Poco si conosce di questo gruppo che si rifiuta di parlare con il governo, ricercatori e ONG. Le Figaro è riuscito ad ottenere il permesso di accedere al carcere minorile di Jalalabad, capoluogo di Nangarhar – dove la presenza degli IS-K è la più elevata, assieme a quella Talebana. Nel riformatorio ci sono ragazzini dagli 11 ai 16 anni che raccontano a le Figaro come siano stati reclutati e indottrinati. Già a 5 anni sono costretti a partecipare alle esecuzioni. A Nangarhar, la presenza di gruppi di fighters IS-K e Talebani è particolarmente significativa poiché rappresenta una sorta di microcosmo della guerra senza fine che affligge l’intero paese. Entrambi i gruppi si contendono il territorio ma combattono anche contro il governo afgano e le forze internazionali. Il reclutamento dei bambini da parte dei gruppi armati, in particolare gli IS-K – è una delle preoccupazioni maggiori delle Nazioni Unite e del governo locale che sta infatti cercando di mettere in atto un programma di “deradicalizzazione” in alcuni centri di detenzione giovanili.

Bruno Lus

Les enfants, petites stars des chaînes familiales polémiques sur YouTube

Le Monde, 24 Maggio 2018

Sul canale YouTube francese i filmati fatti dai genitori che mettono in mostra i propri figli hanno un grande successo. Un’attività spesso lucrativa che pone però problemi di tipo etico e legale.

Tom Parry

They fled genocide and now the monsoon’s killing them

Daily Mirror, 20 Giugno – 1 Luglio 2018

In Bangladesh, oltre 700 000 Rohingya stanno vivendo in condizioni drammatiche, nella città temporanea più grande al mondo: una baraccopoli di capanne di bambù. Durante la stagione dei monsoni viene invasa dall’acqua, distrutta dalle frane e dalle malattie. Fuggiti da atrocità inenarrabili subite in Myanmar, i più vulnerabili restano i bambini: quelli sopravvissuti sono quasi tutti orfani di padre, hanno visto cose terribili ed ora devono aiutare le proprie madri a costruire le capanne e a cercare cibo per sopravvivere.

Reportage

Dedicato a Alessandro Ota

Riservato al giornalista che ha realizzato il miglior reportage della durata massima di 80 minuti.

Servizi della durata massima di 80 minuti

Diego Bianchi

Congo

LA 7 – Propaganda Live, 21 Settembre 2018

ll diario di viaggio di Diego Bianchi, conosciuto anche come Zoro, che ha attraversato il Congo per documentare, live, un paese martoriato da epidemie, scontri armati, fame e disordini. In Congo esistono circa 300 tribù in cui ognuna ha la propria lingua e le proprie tradizioni ed ognuno possiede un’arma. Nel reportage, realizzato per Propaganda Live, Diego Bianchi documenta l’emergenza della malnutrizione dei bambini che possono contare solo sull’aiuto di associazioni umanitarie per sopravvivere.

Massimiliano Chiavarone

Sindrome da Isolamento

RAI 2 – TG 2 Storie, 29 Aprile 2018

Non vanno più a scuola, si ritirano in casa nella loro cameretta da cui non vogliono più uscire e spesso sviluppano una dipendenza patologica dal computer con alcuni aspetti drammatici che portano ad episodi di autolesionismo e violenza. E’ un disturbo che colpisce gli adolescenti in Italia, si chiama “sindrome di autoreclusione volontaria” ed è assimilabile al fenomeno chiamato “Hikikomori” in Giappone. Non bisogna essere in territori di guerra per trovare casi in cui le vittime indifese siano i minori. La guerra qui è quella che si combatte contro un nemico invisibile, un disturbo di cui non si conosce ancora esattamente la natura che produce conseguenze devastanti e che colpisce direttamente i minori e indirettamente le loro famiglie.

Jonah M. Kessel

How China creates cancer refugees

The New York Times – Times Video, 11 Novembre 2018

Un bambino residente nelle campagne cinesi ha il 30% di probabilità in più di morire dopo una diagnosi di cancro rispetto ad uno residente in città. Il reportage racconta la storia di tre famiglie con i loro tre bambini malati che lottano contro questa malattia lontano dalle loro case e costrette a contrarre ingenti debiti per pagare le cure. Il governo cinese si è dimostrato debole e vulnerabile, devastato dalla corruzione e abituato a nascondere i problemi del sistema sanitario nazionale piuttosto che a cercare di risolverli. Una di queste famiglie sarà costretta ad interrompere le cure e per il bambino non ci sarà un futuro.

Fotografia

Dedicato a Miran Hrovatin

Riservato al fotografo per il miglior scatto pubblicato su un periodico o quotidiano, anche web, a corredo di un articolo o commento didascalico

Periodici, quotidiani e web, nazionali e internazionali

Alessio Romenzi

In fuga da Mosul

L’Espresso, 17 Agosto 2018

Insieme ad altre centinaia di persone in fuga dalla guerra a Mosul un uomo con due bambine arriva al check point di Quayyara. Il fumo nero in cielo è quello dei pozzi di petrolio che i miliziani dell’Isis hanno dato alle fiamme sperando di evitare i bombardamenti della coalizione.

Yahya Arhab

EPA-EFE – The Guardian, 28 Novembre 2018

Bambino in attesa di ricevere un pezzo di pane dalla panetteria di Sana’a in Yemen che fa beneficenza.

Miguel Gutierrez

EPA-EFE – The Guardian/NRC Handelsblad, 10 Gennaio 2019

Jesus (16 anni) mangia qualcosa che ha trovato nell’immondizia a “Las Mercedes” – Caracas (Venezuela).

Il Premio

Il 28 gennaio 1994, a Mostar Est, una troupe della RAI di Trieste che stava realizzando uno speciale per il TG1 veniva colpita da una granata: Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo sono stati i primi inviati RAI a perdere la vita mentre svolgevano il proprio lavoro. Due mesi dopo, il 20 marzo, un altro operatore triestino, Miran Hrovatin, veniva assassinato a Mogadiscio, assieme alla giornalista Ilaria Alpi. 

Nel loro ricordo la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin ha istituito il Premio Giornalistico Internazionale Marco Luchetta, riservato a giornalisti, tele cineoperatori e fotografi di tutto il mondo che, con il loro lavoro, hanno raccontato con particolare sensibilità la difficile tematica delle violenze e delle sopraffazioni sulle vittime più indifese, i bambini.

Edizioni Precedenti

Visualizza la presentazione, dove troverai i partecipanti e i vincitori delle edizioni precedenti

Canali Social del Premio

La Fondazione
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